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Come affrontare il pavé in bicicletta da corsa: i 5 consigli top
12 Giugno 2019 - Allenamento
Come affrontare il pavé in bicicletta da corsa: i 5 consigli top

Colnago e il pavé: un binomio che ha contribuito a costruire la storia del ciclismo, e in particolare la leggenda delle classiche del nord.
Basti citare le 5 vittorie ottenute dal 1995 al 2000 nella Parigi Roubaix con Ballerini, Museeuw e Tafi in sella a Colnago C40, prima bicicletta interamente in carbonio a vincere la gara.

Per approfondire: la qualità non si rompe

Il pavé è, come si sa, una pavimentazione stradale costituita da cubi di pietra, che mettono a dura prova i ciclisti sia per le difficoltà di guida, sia per la quantità di vibrazioni e sollecitazioni a cui sottopongono il fisico.
Buche, forature, cadute, e se tutto va bene mal di schiena e mani intorpidite… i disagi spaziano in una gamma piuttosto ampia, ma per evitarli o prevenirli si possono adottare una serie di stratagemmi tecnici in grado di migliorare sensibilmente l’esperienza di pedalata.
In Italia il pavé è sempre meno diffuso, ma i consigli che seguono possono tornare utili ai tanti appassionati che ogni anno decidono di organizzare una trasferta al nord per vivere un’esperienza unica, pedalando sui leggendari settori della Roubaix o sulle terribili “côtes” del Giro delle Fiandre. Inoltre, gli stessi accorgimenti valgono senz’altro anche per percorsi sterrati sul genere Eroica o Strade Bianche, viceversa molto “di moda” nel nostro Paese, e che presentano lo stesso genere di difficoltà.

Ecco i 5 consigli

Meglio forte che piano
Affrontare il pavé a bassa velocità significherebbe letteralmente rimbalzare da una pietra all’altra. A ritmi più elevati la scorrevolezza invece migliora, così come la precisione di guida; la pedalata è più efficiente ed è più facile mantenere un’andatura regolare e lineare, evitando le cadute. Gli esperti consigliano di tenere una cadenza di circa 80-90 rpm, che permette anche di conservare uno spunto in caso sia necessario rilanciare.

Indietro tutta…
Per quanto riguarda la posizione in bicicletta, meglio tenere da parte stile ed eleganza per altri percorsi… sui terreni accidentati bisogna tenere il peso arretrato sulla sella, per avere un maggior controllo e aderenza sulla ruota posteriore, evitando pericolosi slittamenti.

Occhio al cambio
Meno si usa meglio è. Sarebbe opportuno scegliere il rapporto giusto (ovviamente non troppo duro) prima di affrontare il tratto in pavé: sul terreno sconnesso non è consigliabile cambiare, se non strettamente necessario, per non sforzare la meccanica e non rischiare un salto di catena che costringerebbe a fermarsi e pe

Rilassati, se puoi…
Pedalare sul pavé mette a dura prova il fisico, sottoposto a un’incessante “mitragliata” di vibrazioni che a lungo andare affaticano e provocano formicolii e dolori a schiena, collo e mani. Il rischio è di irrigidirsi per contrastare le sollecitazioni, ma così facendo si peggiora solo la situazione: è necessario cercare invece di restare rilassati e “flessibili” per assorbire meglio i contraccolpi.

Le mani al posto giusto
Quando il controllo della bicicletta è più difficile, meglio impugnare il manubrio sulla piega, o al limite sulle corna per avere maggiore reattività sui freni, ma evitando la presa sul paramani, che in certe situazioni risulta più insicura e costringe a stringere con maggiore forza, portando a indolenzimento delle mani e delle braccia. In ogni caso può essere utile montare un nastro in gel o altri appositi accessori per garantire alle mani un supporto più spesso e morbido, in grado di assorbire parte delle vibrazioni.

Colnago 2019 collection
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