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Taiwan KOM: l’Everest dei ciclisti!
27 giugno 2017 - Life
Taiwan KOM: l’Everest dei ciclisti!

Una sfida incredibile, circa 100 km di salita senza soluzione di continuità. Un’esperienza unica e durissima, da provare! Ho iniziato a pensare a questa sfida due anni fa, quando ho trascorso circa 6 mesi a Taipei, Taiwan, per motivi di studio. Studiavo nei giorni feriali e mi dedicavo a lunghe pedalate sulle montagne nei fine settimana. Normalmente non si associa Taiwan al ciclismo pedalato, ma in realtà l’isola è percorsa da una grande catena montuosa.

Circa il 70% dell’isola è montagnoso, con oltre 200 vette sopra i 3.000 metri di altezza. Un paradiso per i ciclisti! Ho sempre cercato salite ripide e lunghe e quando ho guardato il profilo del Taiwan KOM mi sono esaltato. La competizione prevede una salita unica a partire dal livello del mare fino a raggiungere i 3.275 metri dell’arrivo. Tutto in 105 km.

I primi 95 km hanno una pendenza media del 7% interrotti da una discesa di 4 km che precede l’ascesa “reale” che parte da Dayuling, a 2565m di altitudine. Otto chilometri ad una media del 17%, con un breve tratto al 27%. Sfortunatamente non sono riuscito a partecipare all’edizione 2013, ma due anni dopo ero alla partenza!

Il giorno della gara: 30 novembre 2015

Mi sono svegliato alle 4, il cielo era bellissimo. Ho fatto un rapido check-up al mio C59, una abitudine prima di ogni gara. Ricordando il cattivo tempo di due anni fa, ero preoccupato per la scelta delle gomme. Ho utilizzato i 23 millimetri, ma ho portato con me anche i 25 millimetri per far fronte a ogni evenienza. Oltre a questo, mi sono affidato al mio gruppo Campagnolo Record con guarnitura compatta (50-34) e cassetta posteriore 12-29 montata su un paio di ruote Zipp 303.

Normalmente odio alzarmi la mattina presto, ma questa volta ero rilassato, con molta voglia di mettermi alla prova. Essendo a 12 mila chilometri di distanza da casa (abito a Copenaghen, Danimarca) non ho potuto fare la mia colazione tipo. La sera prima ho comprato alcune palle di riso, banane e yogurt che ho consumato appena sveglio. Ho lasciato quindi l’hotel alle 5.15, era ancora buio pesto fuori, l’aria era frizzante. Mi sono scaldato per circa 40 minuti insieme a molti altri partecipanti, atleti di valore del calibro di Omar Fraile, due volte vincitore di questa incredibile prova, John Ebsen, taiwanese campione di corsa su strada, Chun-kai Feng (Lampre-Merida) e Lasse Norman Hansen (Cannondale-Garmin). Tutti con almeno un buon motivo per fare bene, il montepremi di 28.000 euro che spetta al vincitore.

I primi 18 km sono stati neutralizzati, non appena è stato dato il via, la bagarre si è accesa. Nel mio piano l’idea di avvicinarmi alla fase più dura con il gruppo di testa senza bruciarmi prima degli ultimi 8 km finali. A un certo punto mi sono trovato fianco a fianco al pro Lasse Norman, danese anche lui, abbiamo avuto il tempo di scambiare due parole. Dopodiché è iniziata una delle parti dure e mi sono staccato dal primo gruppo. Ho deciso di non spingere troppo e risparmiare energie per il finale, così ho aspettato un gruppetto in cui si trovava Marg Fedyna, vincitrice delle ultime due edizioni femminili. Abbiamo lavorato di comune accordo cercando di goderci più possibile un paesaggio stupendo. A un certo punto siamo stati raggiunti da un ciclista giapponese, il ritmo è salito sensibilmente per i successivi venti chilometri in cui abbiamo raccolto una serie incredibile di corridori “bruciati” dal gruppo di testa. Al chilometro 85 il giapponese ha attaccato in discesa, l’unica del tracciato. Non l’ho seguito e ho cercato di mangiare e bere più possibile. Pensavo che quel tratto mi aiutasse a recuperare, a stare meglio, in realtà è stato l’opposto. Quattro chilometri di discesa dopo 84 km di scalata uccidono le gambe! Inoltre, la discesa si è rivelata piuttosto tecnica e difficile, con molti tornanti. Il gruppo a quel punto si è sparpagliato e mi sono ritrovato solo all’attacco degli ultimi e fatali 10 chilometri. Ho continuato a pensare in modo positivo e ho cercato di godere del magnifico panorama che offre questa ultima parte di strada.

Il finale spaccagambe

Gli ultimi 8 km sono stati un incubo!. Procedevo costantemente zizzagando, sul display del Garmin la pendenza oscillava tra il 12-16% costantemente. A quel punto il mio modo di pensare è completamente cambiato, sono entrato in modalità “sopravvivenza”, volevo solo arrivare al top, non riuscivo a pensare ad altro. A un certo punto è comparsa la cima e ho potuto sentire i commentatori annunciare qualcosa. Il traguardo era proprio lì, ma sembrava che fosse lontano una vita… Ho attraversato la linea del traguardo dopo 4 ore 10 minuti e 10 secondi al 53 ° posto assoluto, 6° del mio gruppo di età (20-30 uomini). Completamente esausto ma soddisfatto, ho anche pianto dalla gioia. Il Taiwan KOM rappresenta l’Everest per i ciclisti e almeno una volta nella vita andrebbe provato!

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