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Umberto Poli: il ciclismo, il diabete e un messaggio da diffondere
19 Marzo 2021 - News
Umberto Poli: il ciclismo, il diabete e un messaggio da diffondere

È stato tra i protagonisti della Milano-Sanremo 2019 insieme ad altri tre compagni di squadra, tra i quali anche l’altro italiano Andrea Peron, svelti, bravi e coraggiosi a mettersi in mostra entrando in quattro nella prima fuga a dieci della giornata. Il loro attacco ha un significato agonistico, ma il loro mettersi in mostra porta in seno anche un importante significato sociale. Infatti, la formazione Novo Nordisk è formata solo da atleti affetti da diabete che con le loro pedalate diffondono un messaggio molto importante come ci ha spiegato proprio Poli che, dopo essere stato in fuga tutto il giorno, ha portato anche a termine la gara di 291 km, la più lunga dell’intero circuito di gare World Tour. A Umberto abbiamo fatto qualche domanda per scoprire che il ciclismo era nel suo destino già da piccolo e che oggi ha un significato che va ben oltre quello semplicemente sportivo.     

Come hai iniziato ad andare in bicicletta?

“Ho cominciato a praticare il ciclismo prima che mi diagnosticassero il diabete, precisamente all’età di 6 anni col la G.S. LUC BOVOLONE dove ha cominciato anche Elia Viviani. Ho continuato fino alla categoria G2, dopodiché ho preso una pausa dedicandomi ad altri sport come calcio, Judo e tennis. In cuor mio, però, sentivo che la bicicletta era la cosa a cui tenevo di più e grazie al mio primo all’allenatore Lino Scapini sono rimontato in sella all’età di 12 anni e non ho più smesso!”.

Quando hai scoperto di avere il diabete di tipo 1?  

“Era il 7 Ottobre 2012. Quel giorno stavo correndo una gara di fine stagione della categoria allievi secondo anno e come spesso in quel periodo, ero in fuga. Mi dovetti fermare perché non stavo tanto bene, mi sentivo molto affaticato. Tornato a casa, chiesi a mia madre di accompagnarmi in ospedale dove mi trovarono la glicemia a più di 700 e mi ricoverarono d’urgenza a Legnago dove rimasi per una settimana”.  

Cosa cambia per un corridore affetto da diabete?  

“La principale differenza per un corridore che convive col diabete è il controllo del diabete stesso. Rispetto ad altri ciclisti non affetti da diabete, io ed i miei compagni di squadra del Team Novo Nordisk dobbiamo tenere controllato il livello di glicemia (gli zuccheri nel sangue, nda) molto più spesso, così come ricordarci di avere sempre dietro delle scorte di cibo e gel soprattutto durante corse particolarmente lunghe. A livello nutrizionale non abbiamo grossi limiti e possiamo mangiare praticamente tutto ma sempre in maniera controllato. Per quanto riguarda le tipologie di allenamento non variano, perciò bisogna impegnarsi come tutti gli altri, mettersi in gioco e dare il 100%!”.

Che tipo di corridore sei?  

“Direi un passista, o rouleur all’inglese. Per mettermi in mostra sono “costretto” spesso a entrare nelle fughe. È faticoso, ma è anche molto gratificante”.

Come ti trovi nel TNN e come vieni supportato?  

“Mi trovo molto bene, per me TNN è una seconda famiglia. Passo la maggior parte dell’anno con staff e compagni di squadra, c’è proprio una bella atmosfera. Il team mi supporta sempre, soprattutto in quei momento quando la forma non è al 100%: c’e sempre qualcuno nel team che mi aiuta a non mollare, a credere in me e questo è molto importante soprattutto in uno sport dove l’80% del lavoro è di testa”.

Qual è la corsa che ti piace di più?  

“La Parigi-Roubaix mi piace per il pavé e per il calore del pubblico che è quello che ti motiva a dare sempre di più!”.

 A che punto della tua carriera senti di essere arrivato?

“Sono ancora molto giovane (ha 24 anni, nda) e quindi agli inizi della mia carriera e voglio cominciare a togliermi un po’ di soddisfazioni, sia personali, sia per il team e per la mia famiglia”.